Entrare nella Cappella Sistina è un’emozione forte. Il grande affresco di Michelangelo voluto da Papa Giulio II detto il Terribile nel 1536 incombe su chi lo guarda, affascinandolo. E’ bello. Incredibile. E pensare che il Papa dovette imporsi su un riluttante Michelangelo per farselo realizzare. Già in  tarda età, Michelangelo voleva solo scolpire e non più dipingere. Ma quasi obbligato dal Papa realizzò questo capolavoro.

Complessivamente tutti i dipinti (non solo il Giudizio Universale) occupano 1.100 metri quandri. Ma Michelangelo ha usato anche tecniche particolari per renderlo ancora più impressionante. Il Giudizio Universale è dipinto in modo che la sua parte alta si inclini leggermente sullo spettatore in modo da infondere timore e rispetto per il potere di Dio.

L’affresco del Giudizio Universale è una composizione circolare: quelli che devono essere giudicati salgono a sinistra, i giusti restano in alto mentre i condannati scendono a destra, verso l’inferno.

La parte centrale è il fulcro della rappresentazione di Michelangelo, con Cristo al centro, la Madonna alla sua sinistra, Francesco Amadori dl’Urbino, o Tommaso de’ Cavalieri (con i capelli biondi), San Pietro con le chiavi e la barba bianca e di fianco San Paolo. Sotto Maria si vedono la Santa Marta (o Sant’Anna) e subito sotto con la scala San Lorenzo.

Sotto il biondo Francesco Amadori dl’Urbino c’è San Bartolomeo, che mostra in una mano lo strumento con il quale venne scuoiato vivo e nell’altra la pelle che gli venne strappata. La pelle strappata è un autoritratto di Michelangelo. Ci sono due intepretazioni su questo strano autoritratto: la, prima è che si tratti di un riflesso del pessimismo di Michelangelo, già anziano e in piena crisi di fede. La seconda è più interessante: per Michelangelo non c’è niente di peggio che dipingere, neanche morire scuoiati.
Sulla destra si vedono Simone Zelota con la sega, San Filippo con la croce, San Biagio con il rastrello e sotto di lui Santa Caterina di Alessandria.

L’Arcangelo Michele (con i capelli rossi) con in mano il Libro degli Eletti.

Un beato (o un angelo) che solleva due negri che si salvano grazie al Rosario.

A sinistra Caronte collocato sulla poppa della sua barca. Tra i dannati che vengono malamente spinti giù dalla barca ci sono Cesare Borgia, Minosse con le sembianze di Biagio da Cesena (sulla destra), Il conte Ugolino e l’arcivescovo Buggeri (le due figure in basso a destra)

Un altro aneddoto interessante riguarda il cardinale Gian Pietro Carafa. Poiché rappresentava figure nude, l’artista venne accusato di immoralità e oscenità. Carafa e monsignor Sernini (ambasciatore di Mantova) organizzarono una campagna di censura (nota come la “campagna delle foglie di fico”) per rimuovere gli affreschi. Michelangelo, piccato, allora lo rappresentò nell’affresco come Minosse (la figura qui sopra a destra), il giudice dell’inferno. Si dice che quando Biagio da Cesena se ne lamentò con il papa, il pontefice rispose che la sua giurisdizione non includeva l’inferno, per il cui ritratto sarebbe stato lasciato dov’era.

Per dipingere la volta, Michelangelo costruì una propria impalcatura: una piattaforma di tavole di legno poggiate su supporti ancorati a dei fori nelle pareti vicini alle finestre. Contrariamente a ciò che si crede non doveva sdraiarsi sull’impalcatura per dipingere, ma lo faceva in piedi.

Secondo alcune voci l’Adamo scacciato dal Paradiso terrestre non sarebbe altro che lo stesso Michelangelo, che si era dipinto con le braghe calate per mostrare il didietro al Papa Giulio II che lo aveva obbligato a dipingere il Giudizio Universale.

Prima di Michelangelo Dio era generalmente rappresentato come una mano che indicava verso il basso attraverso le nubi. Nella Cappella Sistina si trova la prima riproduzione di Dio raffigurato con un corpo muscoloso e con il viso incorniciato da una lunga barba bianca, simile a Giove, il dio greco.

Nel 1990, il dottor Frank Lynn Meshberger scrisse sulla rivista dell’Associazione Medica Nordamericana che le figure e le ombre rappresentate dietro le vesti di Dio e degli angeli apparivano come una giusta rappresentazione del cervello umano. A suo avviso, questo sarebbe stato il modo di Michelangelo di simboleggiare il passaggio dell’intelligenza da Dio all’uomo.

Michelangelo non è l’unico artista famoso ad aver lavorato nella Cappella Sistina. Sisto IV incaricò degli affreschi alle pareti altri pittori di spicco, come Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino.

Qui sopra “La consegna delle chiavi a Pietro” e qui sotto “Il Battesimo di Cristo” entrambi del Perugino

Se non siete mai stati a visitare la Cappella Sistina potete darle una sbirciatina visitale dal sito dei Musei Vaticani.

 

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