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Parte il 6 dicembre alla Fabbrica del Vapore una mostra dedicata a Ernesto Che Guevara.

Guevara a Las Villas Escambray prima della battaglia di Santa Clara

Ideata e realizzata da Simmetrico Cultura, la mostra è coprodotta con ALMA, RTV Commercial de l’Avana e dal Centro Studi Che Guevara de l’Avana, con il supporto del dipartimento di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Milano e dell’Università IULM.Questo lavoro, intende riscattare la fgura di Ernesto Guevara dall’oblio dell’icona pop alimentata a poster e magliette, restituendola alla sua dimensione più umana, vitale, storica.

Che Guevara in Congo

Vuole raccontare una fgura cruciale del secolo scorso, caratterizzato da forti istanze rivoluzionarie e dalla lotta per i diritti civili in tutto il mondo.Per questo, la mostra si organizza filologicamente su tre livelli di racconto. Il primo livello descrive, con un’impostazione narrativa di stampo giornalistico, il contesto geo-politico in cui si muove la storia di Ernesto Che Guevara.

Ernesto Che Guevara con la sua famiglia in Argentina: i genitori Ernesto e Celia, i fratelli Ana Maria, Celia e Roberto

L’obiettivo di liberare il personaggio da giudizi superficiali, figli di un confronto improprio con i contesti attuali, è di rendere possibile una comprensione più puntuale delle sue scelte di uomo e di rivoluzionario.Il secondo livello è di tipo biografico: grazie a un’ampia e inedita documentazione vengono raccontate con tono documentaristico la formazione del giovane Ernesto negli anni precedenti la rivoluzione cubana e, dal 1959, la sua attività di uomo pubblico, sia a Cuba che nello scenario internazionale.Questo livello è ricco di approfondimenti dedicati ai discorsi, alle sue posizioni politiche e sociali, alle sue riflessioni sulla politica internazionale, ai suoi incontri con i politici e intellettuali dell’epoca.

Che Guevara con la figlia Aleida

Il terzo livello ha un tono più intimistico.Si sviluppa attraverso frammenti degli scritti più personali di Ernesto Guevara: dai diari e dalle lettere a famiglia o amici, fino alle inedite registrazioni di poesie, in cui dubbi, fatica, entusiasmo, riflessioni conferiscono alla figura del Che la dimensione più sfaccettata e completa di uomo, di compagno combattente, di figlio, di padre, di amico, di marito innamorato sempre di fronte alla scelta fra l’impegno rivoluzionario contro l’ingiustizia sociale, e la dolorosa rinuncia agli affetti e a una vita più sicura e tranquilla.

Guevara e Fidel Castro in Sierra Maestra

Il titolo della mostra “TU Y TODOS” è tratto da una poesia del Che scritta alla moglie prima della partenza per la Bolivia e lo abbiamo scelto per sottolineare questa dimensione consapevole e intima del personaggio.Ideare e realizzare una mostra su Ernesto Guevara significa occuparsi di un personaggio controverso, complesso, che ha richiesto due anni di studi e di lavoro“, dice Daniele Zambelli, Presidente di Alma e di Simmetrico Cultura. “Abbiamo scelto Che Guevara proprio perché è una figura scomoda, culturalmente dividente. Se le risposte del Che sono frutto del contesto storico e dopo riflettono le sue convinzioni di politico e rivoluzionario, le domande che l’uomo Ernesto Guevara si pone sono quanto mai attuali“.

Che Guevara e Alberto Granado sulla zattera chiamata Mambo-Tango

Comunque lo si prenda, l’incontro con Che Guevara è intenso.È indicativo che non si riesca a normalizzarlo, a “digerirlo”, se non con forzature più orientate a tranquillizzare noi stessi: eroe romantico, utopista fanatico, movimentista ingenuo, sono tutte etichette che raccontano la nostra ignoranza più che qualcosa di esaustivo su di lui.

Autoritratto a Buenos Aires

Dopo due anni di lavoro, quello che mi rimane di questo dialogo ideale con Ernesto Che Guevara è l’aver scoperto un uomo intenso che ha messo tutto se stesso al servizio di un’idea “stramba”, quella di un’umanità che ha come imperativo morale l’evolvere verso una società più giusta. Uno studioso che professava l’idea di un “uomo nuovo” dedito alla costruzione del bene comune di una società che non dimentica gli ultimi“, conclude Zambelli.

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