Le più belle chiese di Milano: San Maurizio al Monastero Maggiore

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Tra Corso Magenta e via Luini a Milano c’è una chiesa, San Maurizio, che esteriormente non brilla per bellezza architettonica, anzi è proprio bruttina. Colpisce di più l’ingresso al chiostro che porta al Museo Archeologico di Milano. Grigia e senza fronzoli non ti invoglia a entrare. Eppure, appena varchi la soglia rimani incantato e stupito. Abbagliato da tanta bellezza. Decorata internamente con un vasto ciclo affreschi di scuola leonardesca, viene indicata come la “Cappella Sistina” di Milano o della Lombardia.

Ma i visitatori non sono ancora molti, forse perché per anni (quasi trenta) la chiesa era in restauro, gravata da ponteggi che ne limitavano lo sguardo.

La prima  cosa che colpisce di San Maurizio è la sua struttura molto originale. Nacque infatti come chiesa dell’ex Monastero Maggiore, il più vasto e antico cenobio femminile di Milano. Il monastero è documentato già in epoca carolingia e riutilizza in parte alcuni edifici romani: ancora oggi fanno parte del complesso una torre poligonale, resto delle antiche mura di Massimiliano, e un’altra quadrata, che in origine faceva parte del circo romano.

La chiesa fu costruita nel 1503 come luogo di culto per le monache di clausura, che non potevano entrare in contatto con il pubblico, ma anche per parenti e cittadini milanesi. Ecco allora la singolare divisione in due metà: quella verso la strada – la parte pubblica – è separata da un tramezzo dal cosiddetto Coro delle Monache, riservato alle sole religiose (che sentivano Messa e si comunicavano grazie a una grata posta sul tramezzo stesso).

Se il tramezzo che divide in due la chiesa è già un elemento caratterizzante, quello che colpisce è il ciclo di affreschi che ricopre tutte le mura e le cappelle della chiesa, gli stucchi, i dipinti. Dietro tutto c’è il genio di Bernardino Luini, della sua scuola e dei suoi figli che terminarono il lavoro dopo la sua morte. Vi sono riprodotte storie di santi, parabole, episodi della vita di Cristo ed episodi biblici. E poi la controfacciata ornata da due affreschi di Simone Peterzano, noto ai più per essere stato il maestro di Caravaggio e uno degli esponenti del tardo manierismo lombardo.

Se guardate bene l’affresco vedrete che nell’Arca di Noè stanno entrando anche gli unicorni.

Insomma, un continuum espressivo tale che fece definire questa chiesa da Vittorio Sgarbi come la Cappella Sistina di Mlano. Un monumento che va assolutamente scoperto e valorizzato.

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