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Siete arrivati a Orvieto, magari siete di passaggio per andare o tornare da una vacanza al mare come è capitato a noi, e vi chiedete: “Ma cosa posso vedere in una mezza giornata in questa splendida cittadina?”. Di cose belle ce ne sono tante (e i ristoranti per mangiare molto bene abbondano), ma qui ne propongo solo due che vale la assolutamente la pena non perdere per valutare la grande proposta culturale della città umbra: il Duomo e il Pozzo di San Patrizio.

Il Duomo di Orvieto

Simbolo della città, il Duomo è una delle più belle cattedrali d’Italia e del mondo. L’inizio dei lavori per la costruzione viene datata nel 1290 e la costruzione fu fortemente voluta sia dalla Chiesa sia dal Comune, con l’intento di creare un’unica grande cattedrale in sostituzione delle due chiese malridotte che preesistevano sulla bella piazza

Il Duomo si presenta come una magnifica costruzione che accorpa diversi stili architettonici. In particolare si può definire un bell’esempio di equilibri e commistioni di stili gotico e romanico, anche se la cattedrale mantiene delle proprie uniche peculiarità. Molte furono le persone che parteciparono alle diverse fasi di progettazione e costruzione del Duomo.

 

I bassorilievi che decorano i quattro piloni della parte inferiore della facciata sono uno degli esempi più mirabili di scultura gotica in Italia, se non in Europa. Essi descrivono il destino dell’uomo, dalla Creazione al Giudizio finale. Sui quattro piloni abbiamo, da sinistra e destra:

Storie del Vecchio testamento, con particolare riferimento alla Genesi

Storie del Vecchio testamento, con particolare riferimento agli Eventi Messianici

Storie del Nuovo Testamento

Giudizio Finale

Il primo e l’ultimo dei bassorilievi (quelli esterni) sono stati realizzati proprio da Lorenzo Maitani, subentrato a maestranze straniere non identificate che probabilmente avevano lavorato precedentemente ai bassorilievi interni.

I Mosaici della facciata del Duomo di Orvieto riguardano la Vergine a cui la cattedrale fu dedicata (precisamente la cattedrale fu intitolata a Santa Maria Assunta in Cielo).

Sui mosaici si narrano la storia e scene della vita della Vergine, dall’Assunzione in cielo, alla Natività della Vergine, fino all’Incoronazione della Madonna. In particolare dal basso verso l’alto sono rappresentati bellissimi mosaici policromi che dalla loro prima stesura sono stati oggetto di lunghi restauri. Innumerevoli gli interventi per riportarli al loro originale splendore dorato e a quell’effetto “luccicante” che essi donano alla intera facciata del Duomo quando sono illuminati dal sole.

Negli spicchi ai lati delle ghimberghe invece vi sono rappresentazioni dell’Annunciazione, gli Apostoli in Estasi per l’Assunzione della Madonna, Gioacchino ed Anna. Infine, nelle cuspidi in alto vengono rappresentati: lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione di Maria al Tempio, l’Incoronazione di Maria.

L’interno della Chiesa

L’interno risale al XIII e XIV secolo ed è a pianta basilicale. Il corpo longitudinale consta di tre navate ampie e luminose, coperte da un soffitto a capriate lignee. 10 grossi e alti pilastri circolari o ottagonali (cinque per lato) e archi a tutto sesto articolano lo spazio in sei campate.

Nel complesso il corpo longitudinale è armonioso e permette di vederne da ogni punto tutte le parti, compreso il soffitto delle navate laterali. Il transetto consta in tre sole campate coperte da volte a crociera e non è sporgente: le sue estremità sono cioè al livello delle pareti laterali del corpo longitudinale. Dalle due estremità destra e sinistra si aprono, rispettivamente, le importanti cappelle di San Brizio e del Corporale. La pianta è terminata da un presbiterio a pianta pressoché quadrata, al di là della campata centrale del transetto.

Le pareti della navata centrale e i suoi pilastri sono caratterizzati dall’alternanza di fasce di basalto e travertino di matrice senese, che ripete la decorazione laterale esterna. Le pareti esterne delle navate laterali sono state lasciate in origine vuote, poi ricoperte da affreschi cinquecenteschi, infine dipinte a fine Ottocento con le attuali fasce bianche e verdi scuro che riproducono i motivi della navata centrale. Anche le cappelle laterali aperte oltre le pareti esterne delle navate risalgono allo stesso periodo, così come il soffitto a capriate che ricopre tutte e tre le tre navate e che sostituisce capriate più antiche risalenti al primo periodo di costruzione della chiesa.

L’unica vetrata antica è quella absidale, realizzata da Giovanni di Bonino nel 1328-1334, mentre quelle del corpo longitudinale sono moderne in stile neogotico (1886-1891); queste ultime sono velate, nella parte più bassa, con lamine di alabastro.

La Cappella di San Brinzio

Sul transetto destro si apre uno dei capisaldi della pittura rinascimentale italiana, la Cappella di San Brizio, dedicata al santo vescovo protettore di Orvieto, San Brizio appunto. La cappella, nota anche col nome di Cappella Nuova per distinguerla dalla più antica Cappella del Corporale, fu costruita negli anni 1408-1444 ed affrescata negli anni 1447-1504.

La decorazione pittorica fu avviata nel 1447 dal Beato Angelico con l’aiuto di Benozzo Gozzoli, cui si deve la decorazione di due delle otto vele delle due volte a crociera, raffiguranti Il Cristo Giudice tra angeli e Il Coro dei Profeti. I due artisti interruppero ben presto i lavori, terminati solo negli anni 1499- 1504 da Luca Signorelli.

Questi dipinse le sei vele rimaste vuote con Il Coro degli Apostoli, I Simboli della Passione e l’Annuncio del Giudizio tra angeli, Il Coro dei Dottori della Chiesa, Il Coro dei Martiri, Il Coro delle Vergini e Il Coro dei Patriarchi. Dipinse anche le grandiose scene apocalittiche dedicate alla Venuta dell’Anticristo, alla Fine del mondo, alla Resurrezione della carne e al Giudizio universale.

La zoccolatura delle pareti contiene un complesso programma iconografico, sempre del Signorelli, dedicato ai grandi poeti dell’antichità (cui è aggiunto Dante): a ognuno di essi è dedicato un ritratto, contornato da tondi che riproducono in monocromo episodi tratti dalla sua opera.

In una scarsella Signorelli ha raffigurato anche un Compianto che, secondo la tradizione tramandata da Vasari, celerebbe nel volto di Cristo un ritratto del figlio del Maestro cortonese morto pochi anni prima di peste.

Al centro della cappella, entro un altare barocco di Bernardino Cametti del 1715, si trova la famosa Madonna di San Brizio, da cui l’intera cappella prese il nome. Secondo la leggenda il dipinto fu lasciato dal santo vescovo (San Brizio appunto) ai cittadini di Orvieto da lui evangelizzati. Il dipinto è una mediocre opera di un anonimo maestro di fine Duecento che si ispirava agli insegnamenti di Cimabue e presenta comunque rifacimenti trecenteschi, come ad esempio il volto del bambino.

La Cappella del Corporale

La Cappella del Corporale presenta affreschi opera di Ugolino di Prete Ilario (tra il 1357 e 1364) basati su scene bibliche e rappresentazioni sacre come la Crocifissione e l’Eucarestia. Nella cappella sono presenti altre opere di pittura pregevoli tra di esse spicca la tavola dipinta raffigurante la “Madonna dei Raccomandati” di Lippo Memmi (datata 1320).

 

Sempre in questa cappella è custodito ed esposto il Tabernacolo del Corporale che contiene il Sacro lino macchiato dal sangue di Gesù in occasione del Miracolo di Bolsena. Il tabernacolo con il sacro lino viene condotto in processione ogni anno in occasione della festa del Corpus Domini a seguito della sfilata del corteo storico. (fonte Wikipedia)

Vai al Pozzo di San Patrizio

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