Il complesso di Santa Maria degli Angeli, costituito dalla chiesa di Sant’Angelo e dall’annesso convento che si trova sulla sua destra, oggi la sede milanese dell’Ordine dei frati minori osservanti di San Francesco.

La chiesa si segnala per essere una dei pochi edifici di culto milanesi ad essere sopravvissuti ai devastanti “restauri” ottocenteschi, che hanno imposto un uniforme quanto banale aspetto “neomedievale” a tutti i monumenti più importanti. Anche qui le spoliazioni napoleoniche e la rimozione ottocentesca delle sepolture dalle chiese hanno aperto lacune, ma nel complesso la chiesa si presenta ancora integralmente nella sua veste manierista e barocca, conservando tutte le cappelle di patronato delle antiche corporazioni, difese da alte cancellate e decorate da opere d’arte del Sei/Settecento.

L’interno della chiesa

L’interno della chiesa è a croce latina, con ampia navata unica lungo la quale si aprono due file di cappelle laterali.

Cappella di Santa Caterina d’Alessandria, o Cappella Gallarati

Gaudenzio Ferrari, Martirio di Santa Caterina d’Alessandria

Nella prima cappella a destra, dedicata a Santa Caterina d’Alessandria, all’altare è collocata una copia della pala di Gaudenzio Ferrari un tempo qui e oggi alla Pinacoteca di Brera. L’ancona era stata commissionata nel 1540 dal senatore Giacomo Gallarati, per la propria cappella di famiglia nella precedente chiesa di Sant’angelo, e poi trasportata nella chiesa attuale. A seguito della soppressione del convento, fu acquistata dal governo austriaco e donata alla pinacoteca di Brera. All’epoca della sua commissione il Ferrari era l’artista più famoso del momento, scelto dalla potente famiglia Gallarati per la decorazione della cappella dove avrebbe trovato sepoltura anche Francesco Gallarati, comandante delle truppe imperiali. La tela mostra al centro la Santa, orante, torturata dagli aguzzini, mentre dall’alto piomba un angelo dalla spada sguainata, dipinto in virtuisistico scorcio, pronto a spezzare le ruote del martirio, scatenando terrore e sconcerto tra i soldati e l’imperatore in secondo piano. La vivacità dei colori e dei costumi ritratti, la teatralità delle pose, le nerborute anatomie dei personaggi testimoniano la volontà dell’autore di aggiornarsi alle ultime creazioni del manierismo di scuola romana, e in particolare l’influsso del Giudizio universale di Michelangelo e degli affreschi mantovani di Giulio Romano.

Cappella di San Carlo Borromeo

Nella seconda cappella a destra, si segnala la tela seicentesca con San Carlo in gloria, di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone.

Cappella di San Francesco o Cappella Porrone

Terza cappella a destra, commissionata dalla famiglia Porrone ai fratelli Fiammenghini

Cappella dello Sposalizio della Vergine

Quarta cappella a destra

Cappella di San Matteo

Quinta cappella a destra

Cappella di San Luca

Sesta cappella a destra, contiene la tela novecentesca di San Luca, circondata da stucchi del seicento.

Cappella di San Gerolamo o del Sacro Cuore

Settima cappella a destra, tutta la decorazione a stucco e gli affreschi con Storie di San Girolamo furono completati da Ottavio Semini nel 1565.

Cappella di Sant’Antonio di Padova

Nell’ottava cappella a destra vanno ricordati gli affreschi di Simone Peterzano, primo maestro del Caravaggio. Essi rappresentano, sulla parete sinistra, il Miracolo della mula, mentre a destra la Predicazione del santo, caratterizzato da vivaci motivi quotidiani quali i bambini che giocano fra le braccia delle madri ed il frate assorto nell’ascolto della predica.

Cappella di San Michele arcangelo

La prima cappella a sinistra, dedicata al titolare della chiesa, San Michele arcangelo, fu commissionata dalla famiglia Sansoni, che la utilizzò anche come sepoltura per i propri membri.

La decorazione fu interamente realizzata dal pittore manierista Panfilo Nuvolone, padre dei più celebri Carlo Francesco e Giuseppe, esponenti del barocco milanese. La pala centrale raffigura La Vergine fra San Girolamo e San Michele che scaccia il demonio, mentre gli altri episodi sono allegorie delle virtù. Benché realizzata nel primo decennio del Seicento, la rigida decorazione a stucco e le scultoree figure dipinte si mostrano più vicine alla compostezza manierista, che non al nascente spirito barocco.

Cappella di San Diego di Alcalà

Nella seconda cappella a sinistra, tutta la decorazione spetta a Camillo Procaccini, successivamente alla canonizzazione di San Diego (1588). Al centro, San Diego che guarisce gli infermi.

Cappella di San Pietro di Alcantara

L’immagine miracolosa della Madonna delle Grazie nella Cappella di San Pietro di Alcantara

Terza cappella a sinistra, rivestita da affreschi del Morazzone con putti e Profeti. Sull’altare, Apoteosi di San Pietro di Alcantara, di Giambattista del Sole.

Cappella di Santa Cecilia e San Omobono

Quarta cappella a sinistra

Cappella di San Giacomo apostolo, o cappella Durini

La quinta cappella a sinistra è un armonico esempio di barocchetto lombardo, in cui sculture, marmi, dipinti ed affreschi si fondono nell’estrosa decorazione. Al progetto, realizzato nel secondo decennio del Settecento, collaborarono alcuni fra i maggiori artisti milanesi del periodo. Lo scultore Giuseppe Rusnati è autore della statuaria, il Legnanino delle tele, mentre la volta fu affrescata a quattro mani come era in uso all’epoca: Giovan Battista Sassi, specializzato nelle figure allegoriche, e il Castellino, autore delle caratteristiche quadrature formate da fantasiose architetture mistilinee ornate da fiori. Il tutto fu finanziato dalla potente famiglia dei Durini, feudatari di Monza, a partire dal 1697. In quella data la cappella, precedentemente dedicata a Santa Margherita, ebbe la dedicazione attuale, in onore dei conti Giacomo e GianGiacomo Durini, sepolti nella cappella stessa.

L’intera cappella è rivestita fino alla cupola da marmi policromi, che costituiscono anche la balaustra composita. Sull’altare spicca dal fondo nero la statua in marmo di Carrara di San Giacomo apostolo. Il Santo è rappresentato con la tradizionale conchiglia di San Giacomo, simbolo del Pellegrinaggio nella città di Santiago de Compostela, che ricorre anche nella decorazione mormorea. Il Pellegrino raccoglieva sulle spiagge galiziane e sulla costa di Finis Terrae le conchiglie, che dovevano essere cucite sul mantello o sul cappello ed erano il simbolo da mostrare a tutti che il Pellegrino aveva raggiunto e visitato la tomba dell’apostolo di Gesù. Alle pareti le tele rappresentano storie di San Giacomo e di San Giovanni, sormontate da putti e tondi con le statue allegoriche della Fede e della Penitenza. Nella cupola, angeli portano il vessillo di San Giacomo.

Cappella di San Giovanni evangelista

Sesta cappella a sinistra

Cappella di San Francesco di Sales

Settima cappella a sinistra, alla parete mostra la Tomba di Antonio Sormani (1730).

Transetto

Nel transetto si segnalano la Cappella Brasca, decorata da Ottavio Semino, e alcuni monumenti funebri, tra cui l’epitaffio marmoreo di Fabrizio Ferrari, disegnato da Martino Bassi.

In posizione simmetrica rispetto all’altare del Mausoleo Malombra, è il Monumento funebre a Beatrice Casati moglie del Conte di Locarno, morta nel 1490. Proviene dalla chiesa distrutta e fu rimontato in modo parziale. Costituisce un raro esempio di monumento sepolcrale femminile di inizio Cinquecento, variamente attribuito al Bambaja o a Benedetto Briosco. Il corpo della monaca giace disteso all’interno di una nicchia decorata con delicati motivi a foglie d’acanto. La morbidezza del panneggio e l’impostazione classica del monumento, contrastano con il crudo naturalismo del volto della monaca[6].

Cappella della Misericordia

La cappella del Crocifisso, a destra del presbiterio, e la Cappella della Santità Francescana, alla sua sinistra, sono di Giannino Castiglioni (anni cinquanta del novencento).

Alla testata del transetto sinistro, la Cappella della Misericordia, decorata da affreschi di Ottavio Seminocon Nascita e la Morte di Maria alle pareti, e la Trinità incorona la Vergine sulla volta emisferica. Sull’altare, gruppo di sculture in pietra dipinta del XVI secolo della “Madonna della Misericordia” tra San Francesco d’Assisi e Santa Margherita di Antiochia.

Presbiterio

Il presbiterio è decorato da un vasto ciclo di affreschi di Camillo Procaccini, autore anche di diverse tele nelle cappelle della chiesa, del secondo decennio del Seicento. Nella Volta si può ammirare, nel tondo centrale, L’Assunzione di Maria, contornata nei quattro scomparti laterali da schiere di angeli musicanti. Gli affreschi sono caratterizzati dai delicati accordi cromatici delle vesti degli Angeli, sull’insolita dominate lilla delle nubi sullo sfondo. Il concerto degli angeli mostra anche una notevole rassegna degli strumenti musicali in uso al tempo, liuti, archi, arpe e trombe. Sempre del più anziano dei fratelli Procaccini sono anche le tele sul fondo del coro, con L’Annunciazione, La Fuga in Egitto, e La Morte della Madonna.

L’Altare Maggiore, barocco, in marmi policromi e pietre dure, fu scolpito nel 1708 da Giovanni Battista Dominioni, con le sovrastanti statue.

Nei due bracci del transetto, diviso in quattro corpi distinti più un quinto corpo nella parete di fondo dell’abside, vi è l’Organo Tamburini (Opus 372) a quattro tastiere di 61 note e pedaliera concavo-radiale di 32 note, la cui consolle è collocata dietro l’altar maggiore, nel coro. Lo strumento è stato costruito nel 1957 ed è a trasmissione elettrica per le note ed i registri. È stato restaurato nel 2003 con l’aggiunta di un centralino elettronico per la gestione delle combinazioni aggiustabili.

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