Potere, intrighi, guerre: la famiglia dei Rossi ha segnato profondamente la storia del parmense, imponendosi come uno dei casati più illustri e di cui ancora oggi leggiamo le gesta attraverso gli affreschi della sontuosa Rocca di San Secondo.

La storia della famiglia parte dal 1365, quando il Vescovo di Parma, Ugolino de’ Rossi cede le terre al nipote Bertrando, dando ufficialmente inizio alla dinastia dei Conti di San Secondo. L’importanza del casato è testimoniata da molti testi storici che ne raccontano le imprese militari già in epoca medioevale, per poi continuare nel corso del Rinascimento. Il bisogno costante di affermare il proprio prestigio, soprattutto nei confronti delle altre famiglie nobili del territorio, come i potenti Farnese, ebbe un forte riscontro a livello artistico, trasformando nel XVI secolo la Rocca – ormai semplice dimora residenziale – in uno sfarzoso castello. Ma non è tutto. Pier Maria Rossi designo la Rocca di San Sepolcro come abitazione della moglie, metre poi costruì altri due castelli, il Castello di Roccabianca (sede invernale) e il bellissimo Castello di Torrechiara (residenza estiva) per dimorarvi con la sua adorata amante milanese Bianca Pellegrini. 

I più noti artisti del tempo furono invitati alia corte dei Rossi per realizzare stupendi affreschi, caratterizzati da decorazioni a grottesche e narrazioni del tutto particolari. Purtroppo l’intero archivio privato rossiano è andato disperso, con conseguente difficoltà ad attribuire la paternità delle opere. Nonostante questo, si può affermare con certezza che a San Secondo giunsero nomi di tutto rispetto, come Baglione, Samacchini,  Ercole Pio, Bertoja, Procaccini, rendendo la Rocca una sublime residenza signorile, paragonabile alle corti dei Medici e dei Gonzaga. La Rocca dei Rossi è forse poco conosciuta, ma è veramente un piccolo gioiello. Quando si esce dopo la visita si rimane impregnati dalle tante immagini e delle storie che raccontano.

Ecco allora le sale della Rocca:

La sala di Bellorofonte

La visita alla Rocca inizia dal piano nobile con la Sala di Bellerofonte, originariamente adibita a ricevimento. L’affresco è ispirato all’eterna lotta del bene contro il male: l’eroe greco Bellerofonte uccide la Chimera, mostro con il corpo di drago e testa di leone.

 

Galleria di Esopo

Superata la prima sala si entra in una delle stanze più caratteristiche del maniero. Si tratta della Galleria di Esopo, un ampio corridoio a “elle” dedicato alla narrazione pittorica delle favole classiche e dei paesaggi fantastici, ispirati dallo stesso castello. Complessivamente le favole rappresentate sono tredici e continuano anche in altre sale. Si ipotizza addirittura che prima della distruzione, quasi tutta la Rocca fosse abbellita da affreschi dello steso tipo. Nelle Galleria di Esopo si riconoscono le storie de La volpe e il cinghiale, La volpe e il leone, Il lupo e l’agnello, La volpe e le maschere, Gli asini e Giove.

Sala delle favole

 

Le favole continuano anche nella sala adiacente alla sala di Esopo, Qui ritroviamo le favole de Il lupo e la gru; La volpe il cane e il gallo; I topolini in assemblea; Il leone morente insultato dagli animali di rango inferiore.

Sala di Momo o della maldicenza

A fianco della Sala delle Favole si trova quella di Momo, dove è possibile ammirare e leggere il primo vero fumetto, dedicato alla storia del mugnaio e di suo figlio che vanno al mercato con l’asino. La narrazione inizia sopra al camino con i due personaggi che si recano al mercato a piedi per poi proseguire con gli altri quattro riquadri, nei quali padre e figlio incontrano i passanti che via via consigliano loro di non andare a piedi, ma di salire sull’asino. I due salgono così sulla bestia, prima a turno, poi insieme, finché è lo stesso animale, sfinito e morente, a essere caricato sulle spalle dei due personaggi e gettato in un dirupo. La conclusione nella didascalia della volta: “Momus ubique”, la maldicenza sta dappertutto.

Sala dei Cesari

Il contesto pittorico è incantevole e più antico rispetto al resto del maniero, in quanto realizzato tra il 1528 e 1535. Anche se, come per la gran parte dei cicli decorativi della Rocca, restano sconosciuti gli autori, si pensa che questi affreschi siano stati realizzati dagli allievi di Giulio Romano, artista allievo di Raffaello, famoso per aver seguito i lavori di Palazzo Te a Mantova. La sala dei Cesari e quella dell’Asino d’Oro rappresentano il nucleo principale dell’appartamento di Pier Maria Ill e Camilla Gonzaga e possono essere considerate, a giusto titolo, veri capolavori. La Sala dei Cesari era lo studio del marchese ed è caratterizzata da un’allegoria del potere imperiale con le immagini finissime di imperatori romani, matrone, damigelle e cavalieri. Rilievi classici sono riconoscibili nei medaglioni e nei cammei.

Sala dell’Asino d’oro

La Sala dell’Asino d’Oro è la camera nuziale dei due sposi dominata nel soffitto da 17 quadri tratti dall’opera “Le metamorfosi” di Apuleio, con particolare attenzione alla vicenda di “Lucio-l’asino”, senza alcun riferimento ad “Amore e Psiche”, favola invece molto cara agli artisti rinascimentali. Questa scelta rende l’affresco della Sala dell’Asino d’Oro un vero e proprio unicum nel suo genere.

Sala degli atleti

Tutta la zona di rappresentanza è caratterizzata da cicli pittorici del tutto diversi rispetto al resto della Rocca, ispirati in questo caso alla mitologia classica di Omero, Virgilio e Ovidio. L’ingresso nell’ala di rappresentanza avviene con la sala degli Atleti che prende il nome dai due personaggi che sorreggono la volta, forse Ganimede e Atteone. In questa rappresentazione è facile riconoscere il potere maschile come l’immagine predominante della volta centrale, circondata da alte figure allegoriche.

Sala di Mercurio

È dedicata al messaggero alato degli dei greci la Sala di Mercurio. La figura del Dio delle Arti e delle Scienze è dipinta al centro del soffitto nella tradizionale immagine con piedi alati e caduceo in mano, circondato delle arti liberali: Medicina, Geometria, Matematica, Astrologia, Musica, Pittura, Scrittura, Eloquenza.

Sala di Circe e Didone

Sono l’Odissea e l’Eneide le fonti di ispirazione per la Sala di Circe e Didone, probabilmente affrescata da Orazio Samacchini. In questa stanza si trova l’unica cappa del camino dipinta dell’intero castello, con la raffigurazione del suicidio di Didone e recante la firma di Co Troilus Rubeus Il, ossia Troilo Il, a cui probabilmente si deve la committenza delle opere nella sala. Come Circe e Didone che desiderano la pace e l’amore, così il giovane Troilo spera nella serenità e nella fine delle battaglie che hanno segnato la storia della sua famiglia.

Sala di Latona

 

La Sala di Latona è la porta di accesso alle stanze dell’ala Est, collegate fra loro da un medesimo ciclo pittorico che ricorda, a chi tenta di sfidare i potenti e gli Dei, le punizioni che li attende. Gli affreschi di tutta l’ala sono ispirati soprattutto dalle Metamorfosi di Ovidio e le architetture si presentano imponenti, lasciando intuire all’ospite lo sfarzo della gran Sala delle Gesta rossiane, la più importante di tutto il maniero. 

Sala di Adone

Un finto arazzo appeso a una balconata riproduce la storia di Adone morente, sorretto dall’amata Venere. È questa l’immagine che domina il centro del soffitto dell’omonima Sala. Lungo il “loggiato” che racchiude la storia del dio greco, si trovano i ritratti dei parenti più importanti della casata dei Rossi. Figure di prestigio, ma che non valgono il potere per la famiglia. Si tratta di Giovan Girolamo de’ Rossi, raffigurato sopra il camino con la corona di alloro e il vestimento militare “Governatore di Roma” a indicare il suo grande prestigio; Federico Il Gonzaga di Mantova, cugino della moglie di Pier Maria II e suo amico prezioso; il Cardinal Raffaele Riario, cugino di Bianca e uomo di grande influenza sulla corte pontificia; e infine Giovanni de’ Medici, detto anche Giovanni dalle Bande Nere, il più illustre e importante parente, morto giovanissimo nel 1526 a soli 28 anni.

Sala dei Giganti

Un nuovo monito a coloro che si oppongono ai potenti è invece il messaggio impresso nella Sala dei Giganti che come punizione, per aver sfidato Giove, vengono precipitati dall’Olimpo. Nei quadrati laterali alla chiave di volta si riconoscono le vicende di Prometeo che ha rubato il fuoco al Sole e per questo è legato a una rupe, dove un avvoltoio gli mangerà in eterno il fegato; oppure il mito di Fetonte fulminato da Giove e precipitato nell’Eridano, perché con ostinazione volle guidare il cocchio del padre; o ancora i figli di Niobe che vengono uccisi per punire la loro madre che richiese sacrifici al posto di Latona; e infine Icaro che nel tentativo di volare, sfiora il Sole e precipita così nel mare. 

Sala delle Gesta Rossiane

Magnifica e maestosa: non ci sono altre parole per presentare l’ultima stanza, la più importante di tutto il maniero. Fu Troilo Il a fare costruire e decorare la sala alla fine del XVI secolo, per imprimere con forza nella memoria il fasto della sua casata. Ben 1200 mq di affresco rendono unica la sala, lunga 20 metri, larga 11,65 e alta 14. Un susseguirsi di grottesche e allegorie, interrotto da 13 quadri-arazzo dalle grandi dimensioni, raffiguranti altrettanti episodi importanti nelle vicende dei Rossi a partire dal  1199 per arrivare al 1542, periodo di Pier Maria III, padre di Troilo Il.

Lo sguardo si ferma al centro, ad ammirare le allegorie della gloria del grande Pier Maria III. Sulle pareti scorrono i monocromi dei mestieri a nobilitare il lavoro come strumento per migliorare la propria condizione di vita e alla base della volta una fascia con armi silenti, perché solo con la pace ci si potrà dedicare all’arte. Negli affreschi si riconosce anche il Leone di San Marco, a comunicare affetti, cultura e interessi.

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1 Comment

  1. […] Bianca, parallela alle nozze ufficiali con Antonia Torelli (parcheggiata poi nella bellissima Rocca dei Rossi di San Sepolcro). A parlare dell’amante è l’intero maniero fin dallo stemma parlante proprio a Bianca […]

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