La Basilica di San Piero a Grado vicino a Pisa

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La Basilica di San Piero a Grado, stupendo esemplare dell’arre romanica della fine del X secolo, fu costruita sul medesimo sito sabbioso ove gli in precedenza erano state erette due chiese, di cui la prima del IV secolo, su fondamenta di una villa o di una struttura portuale d’epoca romana.

La denominazione “a grado” (ad gradus, ad gradus arnenses) si deve al fatto che la località era un antico scalo portuale già utilizzato in era etrusco-arcaica e poi in epoca romana presso la foce principe dell’Arno. La tradizione vuole che questo sia il luogo dello sbarco dell’apostolo Pietro nel suo viaggio da Antiochia a Roma avvenuto nel 42 d.C. e dove avrebbe edificato il primo altare in terra italiana.

In origine la Basilica aveva la facciata ad occidente e tre absidi ad oriente, in omaggio alla consueta simbologia; alla fine del XII secolo, a seguito del crollo della facciata forse danneggiata da inondazioni, fu modificata costruendo un’altra abside in luogo della facciata,. Nello stesso secolo nell’area della facciata fu collocato il campanile, una solidissima torre di 37 metri, dalla cui sommità si poteva vedere tutta la pianura pisana e livornese, le isole dell’arcipelago toscano fino ai confini della Liguria.

L’interno della Basilica si presenta a tre navate con copertura a capriate, chiusa con tre absidi a levante ed una a ponente, divisa da due ordini di colonne di granito orientale e di marmo greco che sorreggono archi su cui appoggiano le pareti delle navate. Tali colonne, dodici per parte, sono sormontate da capitelli antichi di recupero di diversa fattura e dimensione, di epoca romana ed alto medievale.

Gli affreschi

Si pensa che tutte le pareti interne fossero affrescate, come si nota dai frammenti rimasti sulle absidi, sulla parete della navata a settentrione e sul retro del pilastro occidentale, la cui datazione si fa risalire d XII-XIII secolo.

Sul pilastro destro che separa le arcate minori di quelle di maggior ampiezza, sono raffigurate le figure della Maddalena e della Madonna con bambino detta “la Madonna del latte”, mentre sotto la loggia racchiusa entro l’abside occidentale sono collocati i resti di un paesaggio con sacerdote celebrante. Recentemente i lavori di restauro effettuati dalla locale Soprintendenza hanno fatto emergere sulle absidi laterali figure e scene ancora sconosciute la cui datazione si fa risalire alla une del XII secolo. Assai leggibile l’abside di sinistra, ove la Madonna in gloria primeggia circondata dai dodici apostoli.

Sull’abside di destra è rappresentata l’Annunciazione ben riconoscibile, pur se molto danneggiata. Di miglior conservazione appaiono gli affreschi suole pareti della navata centrale, anche se oggi disgraziatamente mutilati in molte partii, ove le storie dei santi Pietro e Paolo sono una ripetizione con poche varianti ed aggiunte dei dipinti che ornavano il portico della vecchia Basilica costantiniana in Vaticano.

È da tenere in conto che questi affreschi erano stati ricoperti di calce fin dal XV secolo e furono restaurati da Domenico Fiscali, fiorentino, negli anni 1885-88. Commissionato nel”anno giubilare 1300 da Benedetto Caetani, all’epoca Preposto della Chiesa di San Piero a Grado, il ciclo di affreschi fu eseguito da Deodato Orlandi, lucchese, tra il 1300 e il 1312 e si suddivide in tre ordini sovrapposti.

Il primo ordine situato immediatamente sopra gli archi del colonnato, è caratterizzato dalla iconografia dei pontefici suddivisa in tante edicolette con il nome e il numero d’ordine progressivo espresso in cifre romane. È la più importante serie di ritratti di pontefici che ci sia rimasta dopo la perdita di quelli che ornavano un tempo le basiliche romane di S. Pietro in Vaticano e di S. Paolo fuori le mura.

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