Le sale del piano Nobile

La sala della Sera

Il loggiato al primo piano del lato orientale della Corte d’Onore dà accesso a quattro ambienti denominati “Sale della caccia e della pesca“, per via degli affreschi che ne ricoprono le volte e le pareti, realizzati da Cesare Baglione.  I dipinti, molto simili tra loro, si differenziano per le diverse sfumature del cielo, riferite a quattro diversi momenti della giornata. La Sala della Sera, primo ambiente che si affaccia sul loggiato a partire dalla scala del porticato orientale, è coperta da una volta a crociera con costoloni, che convergono in chiave di volta in un medaglione decorato con una testa di agnello, unica testimonianza della quattrocentesca origine religiosa dell’ambiente.

La sala del Vespro

L’ambiente è coperto da una volta a crociera con costoloni, decorata con un affresco raffigurante in chiave di volta il sole, circondato concentricamente da tutte le sfumature del tramonto, partendo dal giallo, passando per l’arancione, il rosso e il violetto e culminando nel viola scuro sui bordi; sul cielo si stagliano numerosi uccelli in volo tra le nuvole.

La sala del Meriggio

L’ambiente è coperto da una volta a crociera con costoloni, che convergono in chiave di volta in un medaglione decorato con un leone, stemma dei Rossi, sopravvissuto alle modifiche cinquecentesche; il soffitto è ornato con un affresco raffigurante un cielo azzurro attraversato da grandi nuvole bianche, su cui stagliano alcuni falchi, aironi, pavoni e cormorani in volo; le nubi presentano alcune sfumature rosate, mentre il sole, prossimo a tramontare, è rappresentato sullo sfondo della lunetta occidentale. I dipinti che ricoprono le ampie lunette parietali raffigurano, in perfetta continuità con la volta, paesaggi immaginari con scene di pesca nei fiumi, nei laghi e nel mare, che si svolgono davanti a rovine e grandi castelli; sullo sfondo, si elevano massicci monti con cime aguzze.

La sala dell’Aurora

L’ambiente è coperto da una volta a crociera con costoloni, decorata con un affresco raffigurante in chiave di volta il sole, circondato da un alone giallo-rosato e da una serie di nubi concentriche, dipinte nelle colorazioni rosa, azzurro, blu e viola, tipiche dell’alba. Tra esse si stagliano numerosi uccelli notturni in volo, che si allontanano per lasciare il posto a quelli diurni. I dipinti che ricoprono le ampie lunette parietali, parzialmente lacunosi, raffigurano, in perfetta continuità con la volta, paesaggi immaginari con scene di caccia agli uccelli, che si svolgono tra le nebbie mattutine davanti a rovine; sullo sfondo, si elevano monti con cime aguzze.

La Camera d’Oro

L’ambiente, nato probabilmente quale camera da letto e studiolo privato di Pier Maria II de’ Rossi, è noto per il ciclo di affreschi dipinti probabilmente da Benedetto Bembo nel 1462, anche se non esistono fonti certe né sulla data di esecuzione né sull’autore, che alcuni studiosi individuano in Girolamo Bembo, fratello di Benedetto, e altri in Francesco Tacconi. Le opere costituiscono l’unico esempio in tutta Italia di un ciclo di dipinti medievali incentrati sulla glorificazione dell’amor cortese tra due personaggi realmente esistiti.

 

Le pareti della sala sono rivestite fino al piano di imposta della volta a crociera con formelle di terracotta ornate con altorilievi e coperte originariamente da pitture e da una decorazione in foglia d’oro, asportata da Pietro Cacciaguerra intorno al 1910. Le lunette e il soffitto sono dipinti con affreschi fortemente simbolici, celebrativi dell’amore tra Pier Maria II de’ Rossi e l’amante Bianca Pellegrini, rappresentati nelle varie scene, e del grande potere del conte, sottolineato dalla realistica raffigurazione dei suoi numerosi castelli nel Parmense.

Dello studiolo, disperso con gli altri arredi agli inizi del XX secolo, si conserva la finestrella aperta verso la loggia, decorata con affreschi in monocromo.

Il salone dei Giocolieri

Il grande salone, accessibile direttamente dal loggiato orientale, si allunga nell’ala nord tra la torre della Camera d’Oro e la torre del Leone, sopra al Salone degli Stemmi. La stanza si affaccia con tre finestre verso la Corte d’Onore a sud e con due verso lo spalto a nord. L’ambiente, nato come sala di rappresentanza destinata a stupire gli ospiti, è coperto da un soffitto piano e spoglio, mentre le pareti sono interamente decorate con affreschi realizzati in un breve periodo di tempo da Cesare Baglioni, Giovanni Antonio Paganino e probabilmente Innocenzo Martini, che si occuparono ciascuno di un differente ambito di lavoro. Mentre sulla fascia perimetrale superiore corre un ricco fregio composto da venti scene intervallate da cariatidi, il resto dei muri è coperto con dipinti a grottesche.

Gli affreschi, a differenza di quelli del Salone degli Stemmi, celebrativi della casata, furono eseguiti con l’intento di glorificare il committente Francesco Sforza di Santa Fiora e i suoi cugini Farnese, duchi di Parma.

Il presunto fantasma

Come molti castelli, anche quello di Torrechiara sembrerebbe ospitare un’oscura presenza. Secondo la leggenda, nelle notti di plenilunio, nei pressi del rio delle Favole, originaria via di accesso al castello, lo spettro di Pier Maria II de’ Rossi si aggirerebbe alla ricerca dell’amata Bianca Pellegrini, ripetendo il motto “Nunc et semper”. Secondo un’altra versione, sarebbe invece il fantasma di una duchessa, murata viva nel maniero in epoca imprecisata, a vagare nelle vicinanze dell’edificio.

Per maggiori informazioni sugli orari di visita visitate il sito ufficiale del castello cliccando qui.

(Fonte dei testi: Wikipedia)

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