Cappadocia: la cittadella monastica di Göreme

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Tutta la valle di Göreme in Cappadocia è ricca di chiese rupestri, ma il complesso più monumentale è quello dei monasteri del museo rupestre all’aperto. Nei secoli VI e VII, apparvero le prime chiese dipinte. Queste chiese, come la maggior parte delle case nella regione, erano “intagliate” nella roccia. Le grotte artificiali così ottenute venivano poi decorate e sistemate secondo necessità. Esistono nella regione più di seicento chiese con queste caratteristiche.

L’ingresso alla cittadella monastica di Göreme è a pagamento, ma in prezzo del biglietto vale la visita a questa singolarità unica al mondo. Un percorso interno vi guida tra i diversi monumenti e le chiese rupestri.

Il convento femminile

Gli affreschi delle chiese sono il primo motivo della visita, ma non sono tutto. Il complesso è dislocato sugli spalti di un anfiteatro roccioso naturale. Si possono subito vedere i due cenobi che accoglievano i monaci e le monache: sono scavati all’interno di piramidi rocciose e sono articolati su più piani collegati da gallerie.

Il refettorio

Il refettorio (Yemekhane) ha le panche e il tavolo comune intagliati nel tufo. Si notano anche il serbatoio del vino e il collegamento con la vicina cucina, dotata di focolare a terra. L’insieme da un’idea realistica della vita comunitaria.

San Basilio inserì nei suoi conventi l’austerity ascetica e i digiuni tipici degli stiliti, avendo bene in mente che i suoi monaci dovevano lavorare ed essere attivi nel mondo. Si può anche notare la convivenza tra la città dei vivi e la città dei morti. La morte non era censurata e la necropoli non era espulsa o allontanata: le cappelle funerarie e le tombe a inumazione fanno parte a pieno titolo del villaggio e sono curate, anche artisticamente, quanto i luoghi di preghiera.

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